Stefano De Ponti

Hearing is seeing

V/A: Acquainted with passing clouds – sowhat

Una finestra aperta su una ampia veduta in perenne mutazione. Offre una tavolozza di soluzioni quanto più variegata ed espansa la raccolta curata dalla francese Triple Moon Records, frutto di una call for artists a cui hanno aderito un lotto di talentuosi artisti, alcuni agli inizi e altri con già alle spalle un nutrito numero di pubblicazioni. Pur muovendosi lungo atmosfere compatibili, le tracce pervenute e confluite nel lavoro presentano un’eterogeneità di approccio e risultato che rendono “Acquainted with passing clouds” un’esplorazione affascinante priva di ridondanti sovrapposizioni.

Si comincia con i Morose che aprono il viaggio con le loro acustiche trame cariche di crepuscolare mistero a cui si contrappone l’inquieta elettricità in crescendo deflagrante delle dense e affilate chitarre di meanwhile.in.texas, che sciogliendosi nel finale si riversano nei ruvidi palpiti di “Medioevo” , traccia firmata da Stefano De Ponti ed Emanuele Magni, le cui profonde ombre vengono parzialmente dissipate da lame di violenta luce. Banished Pills ci conduce al cospetto di un placido mare notturno striato da lievi increspature lasciando dominare un’assenza cancellata dalla vibrante vitalità attraversata da destabilizzanti frequenze sintetiche di “Prologo” del duo Alessandro Rizzo e Mario Lino Stancati. Un coinvolgente pathos e una ruvida solennità si irradia dalle tessiture plasmate da Dyb, mentre Bruno Pezer disegna persistenze in espansione sulle quali scorre un soffio algido che lascia trapelare una crescente tensione che giunge al suo apice nella crepitante deriva dai toni sotterranei di “So it was done” di Ben Rath. Una morbida luminosità accogliente arriva dai caldi arpeggi della chitarra di David Newlyn, frangente subito archiviato quando salgono in cattedra le convulse ed irregolari armonie dei Gamardah Fungus, a cui fa seguito la stasi di “Viridian” di Tim Rowe che si accoppia perfettamente alla sacrale aura della traccia composta da Day Before Us che ancora una volta accoglie l’eterea vocalità di Natalya Romashina. La chiusura di questo caleidoscopico incedere è affidata alle modulazioni oniriche ed avvolgenti scolpite da Nicola Fornasari aka Xu e Vincenzo Fornasaro sotto l’abituale alias Rooms Delayed.

Da attraversare tutto d’un fiato fino in fondo.

Peppe Trotta on SoWhat