Opera selezionata alla ventunesima edizione del festival Contemporanea Acusmatica di Udine

Suono: Stefano De Ponti, Emanuele Magni
Video: Federico Lupo

L’installazione si compone di tre loop video sonorizzati da una traccia per violoncello, Buchla e nastro magnetico composta secondo un sistema numerico aleatorio e successivamente processata.

Tre riproduzioni fotografiche d’epoca di alcuni dettagli tratti da ‘Pieta in Nouans-les-Fontaines’ (1474) e dal ‘Dittico di Melun’ (1450-1455 circa) – entrambe opere di Joan Fouquet – sono state scansionate ed elaborate attraverso due economici sistemi di ricezione wireless per videosorveglianza assemblati in parallelo.I tre loop video sono frutto di una registrazione dei segnali analogici e delle interferenze tra le diverse frequenze di ricezione.

Per l’installazione la traccia audio è stata suddivisa in tre anelli di nastro magnetico, i quali generano un loop di un minuto ciascuno. Muovendosi dai tape recorder sino agli stativi a cui sono tesati, i nastri delimitano uno spazio fisico, suggerendo una percezione materica del suono e segnando una concreta distanza spaziale e metaforicamente temporale tra l’opera e il visitatore.


Selected at the twenty-first edition of Contemporanea Acusmatica festival 2017, Udine

Sound: Stefano De Ponti, Emanuele Magni
Video: Federico Lupo

The installation consists in three video loops and one music track composed for cello, Buchla and magnetic tape, according to a random number system and subsequently processed.

Three vintage photographic reproductions of some details taken from ‘Pieta in Nouans-les-Fontaines’ (1474) and the ‘Diptych of Melun’ (around 1450-1455) – both works by Joan Fouquet – were scanned and elaborated through two reception systems for video surveillance, assembled in parallel. The three video loops are the result of a recording of the analog signals and of the interference between the different reception frequencies.

For the installation the audio track has been divided into three rings of magnetic tape, which generate a loop of one minute each. Moving from the tape recorders to the mic stands to which they are stretched, the ribbons delimit a physical space, suggesting a material perception of sound and marking a concrete spatial and metaphorical temporal distance between the work and the visitor.